venerdì 28 ottobre 2011

Buona visione

E' delle ultime ore la notizia che la SIAE sia andata a batter cassa presso i siti web che si occupano (anche) di cinema per riscuotere quanto ritiene che a lei spetti per la pubblicazione dei trailer dei film e booktrailer in quanto conterrebbero una colonna sonora protetta da diritto di autore.

Per maggiori dettagli invito a leggere il seguente articolo di Silvio Sosio su fantascienza.com: "Rimossi i video, fine dei trailer sul web?"

A fronte di richieste di spiegazioni, una risposta viene fornita da Stefania Ercolani, direttore dell'Ufficio Multimedialità della SIAE nel seguente articolo di Punto Informatico: "Trailer, le risposte della SIAE".

Interessante leggere la risposta alla domanda "Oltre ai trailer a quali contenuti si estende?".
Riporto pari pari: "La licenza Video on Demand riguarda tutti i contenuti video che contengono musica. Per i trailer, come soprattutto per i film interi, naturalmente il sito deve essere autorizzato dai produttori cinematografici o audiovisivi singolarmente considerati e quindi ottenere la licenza della SIAE che copre l'intero repertorio musicale. Per i film e la fiction deve essere inoltre corrisposto l'equo compenso dovuto agli autori dell'opera audiovisiva, regista, sceneggiatore, autore del soggetto e nel caso di film stranieri all'autore dell'adattamento".

Il primo periodo mi pare esplicativo: tutto ciò che contiene musica (e che supera una manciata di secondi) può essere oggetto di richiesta (retroattiva) di quattrini da parte di SIAE. Quindi, a maggior ragione, anche i video musicali o i video amatoriali in cui, ad esempio, si canta tutti insieme "La canzone del sole"  (e spero che il solo citarne il titolo non ci comporti un esborso).

Non è ancora chiaro se questa imposizione vada ad affliggere unicamente le testate registrate o qualsiasi sito -anche amatoriale e privo di inserzioni pubblicitarie- o, eccoci a noi, qualsiasi blog.

E' notizia dell'ultima ora che YouTube garantisca che il materiale che mette a disposizione, anche embedded in un sito terzo, abbia già soddisfatto gli impegni con SIAE e sia pubblicabile senza nulla dovere. Versione di cui si attende una conferma dalla controparte.
E se il materiale sta su un qualsiasi altro sito?

Nell'attesa che si faccia chiarezza in questa tipica vicenda di latrocinio tutto italiano, vi proponiamo un esempio di video che riteniamo di poter pubblicare senza che nulla ci sia richiesto.

Buona visione.

domenica 23 ottobre 2011

Wallflower




"Wallflower" è sempre stata una delle mie canzoni preferite di Peter Gabriel. Sia perl'intensità del testo che per la splendida costruzione della frase armonica. All'interno di PG IV sembrava non c'entrare nulla. Il resto del disco era basato sulle percussioni esull'uso di un'elettronica primordiale ma incisiva. Poi come ultimo pezzo arrivava "Wallflower".. Lirico, acustico. Sembrava rimandare ad un Gabriel futuro che abbiamo, in effetti, risentito in Up.
Oggi ho ascoltato per la prima volta "New Blood" e devo dire che sono rimasto stranito. Al primo ascolto sembra quasi non avesse senso rifare le canzoni arrangiandole con orchestra. Pezzi come "Intruder" - "The rithm of the heat" ecc ecc, pare non riescano a stare in piedi. Insomma, il solito esperimento di chi non ha idee e si rifugia nelle proprie cover riarrangiandole... lo abbiamo visto fare milioni di volte.
Poi è arrivata "Wallfllower".


In questo video solo piano e voce... Ne esiste un'altro anche con orchestra ma sisente male e non si coglie l'emozione.
Dicevo che poi è arrivata "Wallflower" e, così come PG IV, è cambiato l'ascolto. Ho riascoltato il disco 5 o 6 volte. Di seguito. E ho la presunzione di aver capito cosa intende il nostro per "New Blood". Non sono autocover. Non sono rifacimenti. E' il tentativo di estrapolare l'anima della propria musica arrivando all'essenza. Come? La scelta orchestrale è, a mio avviso, un po' ruffiana. Sappiamo tutti come il suono di violini, viole, contrabbassi, corni ecc possano creare emozione e pathos. Quindi, secondo me, Pg ha reinterpretato vocalmente e, probabilmente, riscoperto la propria musica. Quello che aveva creato. Si spiega così anche il motivo della scelta dei brani: "San Jacinto", "Downside up", "Intruder", "Digging in the dirt", "Don't give up" (minimalissima).
A voi i commenti, se volete. Di sicuro in questi giorni lo riascolterò fino ad arrivare ad una sintesi migliore. Per ora lascio aperta la discussione.

domenica 9 ottobre 2011

There are places I remember...



There are places I'll remember all my life though some have changed.
Some forever not for better some have gone and some remain.



Cortenova in Valsassina: ci ho fatto ogni estate dagli zero ai ventiquattro anni ed è uno dei luoghi che tengo nelle memorie della mia infanzia e adolescenza. 
Già da almeno un paio d'anni io e Luca (lo scompensato Bretella, per intenderci) progettavamo di tornarci per un tour della memoria. Io mancavo da dieci anni, Luca almeno da quindici e io e lui insieme forse da vent'anni. 

Per arrivarci, entrambi, senza nemmeno accordarci, abbiamo fatto la strada del laghetto delle trote di Cortabbio. Ci siamo accostati da una strada che usciva diretta dai ricordi ed arriva in piazza a Prato S.Pietro, passando dall'inevitabile strettoia tra i muri in pietra delle vecchie case.
Proseguendo verso la piazza centrale di Cortenova si passa davanti al cimitero e si trova una nuova (almeno per me) rotonda. Ancora un poco e si è in piazza, dove soggiornavano d'estate gli altri zii. E' ancora tutto lì: la chiesa, il comune, l'oratorio, l'albergo Gnocchi (dove poi abbiamo pranzato) e anche il monumento a Stoppani. Tutto come ricordavamo.
Ma, nel frattempo, qualcosa era successo: dall'altra parte della valle, proprio di fronte, due frane hanno cambiato il paesaggio. Ne eravamo al corrente ma vederlo di persona fa tutto un altro effetto. 
Uno stop dove stava Luca, un altro dove stavo io, un rapido giro del paese e un altro stop per un bianchino dal Tabaccaio (dove abbiamo trovato ancora i due coniugi che, a nostra memoria, l'hanno sempre gestito) ci hanno mostrato che tutto stava ancora lì, quasi immutato, a parte la fontana con la testa di leone spostata su un piccolo nuovo spiazzo sulla curva che scende verso la strada per Parlasco. 
Ci stavamo godendo questo effetto-ritorno che ci aspettavamo ma del quale non eravamo sicuri che avremmo potuto beneficiare.


All these places have their moments with lovers and friends I still can recall.
Some are dead and some are living, in my life I've loved them all.



A Cortenova ci abita Marika, un'amica d'infanzia, e per "amica d'infanzia" intendo che la conosco da quando io avevo un anno e lei zero (vabbè, diciamo fin dal momento in cui da esseri minuscoli abbiamo cominciato a interagire col mondo esterno).
Ci sentiamo ogni tanto (lei dice solo per darmi brutte notizie, tipo quella della frana) e finché sono andato lassù anche solo per delle toccate e fughe veloci, siamo sempre riusciti almeno a bere un caffé e fumare una sigaretta insieme.
Questa volta le sono piombato in casa con moglie, figlio e cugino (i primi due non li vedeva da 10 anni, l'ultimo da almeno 100) e, dopo pranzo, ci ha accompagnato per il giro "ragionato" del paese.

Abbiamo incrociato il sentiero della Quarantina, una sorgente, quello che portava nei boschi e che ora è tagliato dalla "tangenziale" dove si affacciano un sacco di nuove case e siamo ridiscesi in paese dal vicoletto che porta alla Colonia e alla "funtana di Vacc", tappa immancabile per una sorsata d'acqua (ai tempi era il brindisi della buonanotte quando si scioglieva la compagnia). 
Siamo poi risaliti lungo la tangenziale fino al cimitero, altra tappa obbligatoria perché stanno lì alcuni amici d'infanzia tra cui i due fratelli di Marika e Giovanni, indimenticato compagno estivo che riuscì a "scappare" dal paese per andare a fare il ricercatore in America (l'America era sempre stata la sua meta fin da quando ascoltava la Nitty Gritty Dirt Band).
Usciti da lì e ripreso fiato dalle memorie pesanti, ci siamo avviati alla Roccolina, la colonia estiva dove facevano la festa degli alpini e dove, quando non c'era la festa e muniti di mangianastri, andavamo a ballare di notte. Poi ci siamo inerpicati sul prato della colonia dove andavamo a vedere le stelle cadenti e siamo arrivati fino al sentiero che porta nella valle dei Mulini (dove andavamo a cercare i fossili).
Tornati in paese, con la macchina ci siamo spostati dall'altra parte della valle dove sorge la spettrale villa De Vecchi, edificio liberty in rovina, miracolosamente risparmiato dalle due frane che sono scese ai lati. Ora ha un'atmosfera tipo casa degli Usher (si vocifera di fantasmi e sette esoteriche) e non abbiamo resistito alla tentazione di entrarci dentro (non c'è però praticamente nulla da vedere). 

Infine ultimo caffè e ultime chiacchiere prima di salutare Marika e tornare verso casa ma abbiamo deciso che non faremo passare ancora così tanto tempo prima di ritornare là perché abbiamo ancora qualche vecchio posto da rivedere: il castagneto, la pineta, Tartavallino e Tartavalle e tanti altri posti intorno (Muggio, Pian delle Betulle, Cainallo).

martedì 20 settembre 2011

Wish You Were Here

No, mi spiace, non si tratta di quella.

Avril Lavigne ha pubblicato quest'anno il suo ultimo album "Goodbye Lullaby", un album decisamente lavignesco che si è rivelato piuttosto piacevole per viaggiare da Cagliari a Villasimius e/o viceversa e per girellare alla ricerca di spiagge sarde.

Tra i pezzi dell'album, sorpresa!, ecco quello che si intitola come il post:


Mi raffiguro il vostro disappunto per questa cosa che vi sto propinando (Damn! Damn! Damn!) però, se siete riusciti a sopravvivere al lacrimevole video (ma lei è carina e, secondo me, ha pure una voce decente), vi meritate questo come ricompensa:



Arrivato in fondo alla pregevole cover, sento comunque che nemmeno Radiohead & Sparklehorse sono riusciti a placare la vostra irresistibile sete di versione originale:


Ok, lo ammetto, pure io mi sono ritrovato a risentirmi questo almeno un paio di volte mentre stavo scrivendo questo post scompensato. ;)

venerdì 1 luglio 2011

Io non voglio essere cancellato


Il 6 luglio l'AgCom voterà una delibera con cui si arrogherà il potere di oscurare siti internet stranieri e di rimuovere contenuti da quelli italiani, in modo arbitrario e senza il vaglio del giudice.

Siccome, con ogni evidenza, si tratta di una misura degna dei peggiori regimi, sarebbe il caso di rimboccarsi le maniche per evitare che venga approvata.

Cosa puoi fare
  • se sei un blogger scrivi un post, usando il logo che vedi qua sopra e riportando tutti i link, e diffondilo più che puoi tra quelli che conosci;
  • vai alla pagina di Agorà Digitale in cui sono raccolti tutti i link, le iniziative e le proposte dei cittadini;
  • firma e diffondi la petizione sul sito di Avaaz;
  • partecipa e invita tutti i tuoi amici a "La notte della rete": il 5 luglio, 4 ore no-stop in cui si alterneranno cittadini e associazioni in difesa del web, politici, giornalisti, cantanti, esperti.
E' ora di darsi da fare altrimenti tra poco rischiamo di essere cancellati.

Si ringrazia Metilparaben per essere stato preso a modello per questo post. :)


giovedì 19 maggio 2011

I Dik Dik e Bowie persi nello spazio

A tredici anni non avevo ancora acquisito, musicalmente parlando, le mie idiosincrasie adolescenziali: insomma non ero ancora un accanito di rock inglese e ascoltavo quello che passavano le radio.
La fissa della fantascienza, però, era già cominciata e per quel motivo un brano mi piacque in modo particolare: mi riferisco a "Help me" dei Dik Dik.


Ora, i Dik Dik erano più che altro noti per "L'isola di Wight" e "Senza luce", tanto per fare due titoli a caso, rivisitazioni italiane di due pezzi stranieri ("Wight is Wight" di Michel Delpech il primo brano e "A Whiter Shade of Pale" dei Procol Harum il secondo).
In pratica erano dei coverizzatori ma il brano "spaziale" era originale, scritto appositamente per loro da Shel Shapiro e Andrea Lo Vecchio.

I Dik Dik vennero bruscamente ridimensionati quando poi cominciai a conoscere il rock britannico e quasi mi incazzai quando ascoltai la prima volta "Space Oddity" di David Bowie, qua nel filmato del '69 tratto dal film "Love You Till Tuesday".


Di fatto i Dik Dik avevano fatto praticamente una cover "implicita", tanto per non smentirsi.
Ora, non per farmi riprendere la mano dalle mie idiosincrasie giovanili, però mi pare che la differenza qualitativa tra i due brani sia indiscutibile e, inoltre, mentre il brano italiano indugia tipicamente sul sentimento ("Non hai mai conosciuto tuo padre, era un uomo importante, tesoro. E' quell'uomo vestito d'argento, è la voce che senti ogni tanto"), il brano di Bowie punta dritto al sense of wonder proprio della vecchia fantascienza ("Here am I floating round my tin can, far above the Moon. Planet Earth is blue and there's nothing I can do").
Bowie batte Dik Dik uno a zero.

Il mese scorso ho avuto occasione di assistere a un concerto dei Dik Dik a Desio: naturalmente hanno riproposto tutto il loro repertorio classico e noi, vecchi rimbecilliti, lì a canticchiare tutto quanto insieme a loro.
Non hanno però fatto "Help me" e, devo confessarlo, questa cosa mi ha fatto rimanere un po' male perché, nella mia testa scompensata, pensare ai Dik Dik significa soprattutto pensare a quel pezzo.
Peccato. 
E mi sa che, col crescere dell'età, sto pure diventando sentimentale.
Preoccupante?



mercoledì 13 aprile 2011

Alan Parsons, Allan Poe e Zio Tibia

1976. Un amico tira fuori un vinile: mummia grigia in un riquadro in bianco e nero su sfondo bianco. In alto la scritta "The Alan Parsons Project", in basso "Tales of Mistery and Imagination - Edgar Allan Poe" (nell'immagine una versione un po' ingiallita dal tempo).



Per un quindicenne appassionato di letteratura fantastica e Pink Floyd l'abbinata è micidiale: "Quell'Alan Parsons?" (e quanti altri ne conoscevo di nome Alan Parsons?). "Proprio lui. E l'album sta a metà tra Pink Floyd e Beatles".  E lo ascoltammo tutto d'un fiato in religioso silenzio.
Nel modo di intendere di allora "Beatles" stava ad indicare in modo generico la forma canzone ma i Pink Floyd si sentivano proprio. Beh, per forza, era QUELL'Alan Parsons, quello della colazione psichedelica, il "quinto Flyod"!.
In realtà quell'album è molto di più: un concept album fatto di rock, orchestra e segnali elettronici. Un vero e proprio album progressive, quindi, che usciva giusto nel momento in cui il prog stava decisamente declinando e dietro l'angolo stavano per arrivare il punk e la new wave.

L'ho riascoltato in questi giorni e l'album continua a mantenere la sua presa su di me, perfino nell'edizione riveduta e corretta del 1987 con le letture dei passi di Poe da parte di Orson Wells e gli assoli elettrici aggiunti da Ian Bairnson (ma, confesso, che la versione originale mi è rimasta dentro).

Ci ho ritrovato, quasi freschi come al primo ascolto, gli arrangiamenti orchestrali di Andrew Powell, i testi di Eric Woolfson che rendono degnamente i racconti di Poe (quasi quanto la versione a fumetti di Zio Tibia che mi aveva terrorizzato qualche anno prima e che, anni dopo, ho riletto mettendo come sottofondo musicale proprio quest'album), la maestria di Alan Parsons a rendere omogeneo il tutto e la voce di John Miles, quello di "Music"  (Music was my first love and it will be my last: music of the future and music of the past", praticamente un manifesto per noi giovani nel 1976 - e forse ancora ora-).

Preso dalla voglia di pubblicare un paio di pezzi su facebook, vado a scoprire su YouTube il canale di vzqk50 dove David  ha creato dei video per ogni pezzo dell'album.
E merita davvero tanto gustarseli tutti (grazie, David!) che ho pensato di proporveli nell'ordine corretto:


A Dream Within A Dream 
The Raven
The Tell-Tale Heart
The Cask Of Amontillado
(The System Of) Doctor Tarr And Professor Fether
The Fall of the House of Usher [1]
The Fall of the House of Usher [2]
To One In Paradise 



Ah! Il Project di Parsons/Powell/Woolfson è poi proseguito per altri 9 album (fino al 1987), mantenendo quasi sempre la forma concept propria del prog ma diretto di fatto verso un rock/pop molto curato e molto piacevole, tra alti e bassi come capita a tutti, ma mai più a questo livello.