mercoledì 18 gennaio 2012

BM = Barbara Morgenstern

Ci sono gli innamoramenti istantanei. E poi i reinnamoramenti. No, non sto parlando, come al solito, di Cristina Donà, ma di Barbara Morgenstern.

Mi capitò di sentire il suo nome quando ascoltai qualche anno fa "All the Birds Were Anarchists" (2007) dei September Collective, gruppo composto da Paul Wirkus, Stefan Schneider oltre naturalmente a Barbara Morgenstern.
Tedeschi. Elettronica. Sovvengono memorie dei tempi krauti ma l'orientamento, in questo caso, è più di stampo ambientale.

Dall'ascolto di questi è poi partita l'esplorazione della Morgenstern: a partire dal suo ultimo (di quei tempi) album "The Grass Is Always Greener" (2006) a risalire via via fino al primo album, "Vermona ET 6-1" (1999) in cui rivelava una vena elettrotechnosperimentale molto libera.
Un errore, questa lettura al contrario: perso nelle suggestioni elettroniche non avevo colto il percorso melodico che avveniva in senso inverso tanto che quando uscì "bm" nel 2008 rimasi abbastanza deluso.

Qualche giorno fa mi è ricapitato in mano quel cd e, alla prima occasione, l'ho infilato nel lettore in macchina.
Ci si può innamorare al volo di un qualcosa che si era già ascoltato in precedenza e considerato con sufficienza?
Pare di sì: si tratta di un album basato essenzialmente sul pianoforte, un tocco quasi classico, e l'elettronica è sparsa parsimoniosamente rispetto ai suoi precedenti album (qualche sano technopicco c'è, tranquilli).
Il cantato rimanda suggestioni teatrali (forse per via del tedesco) ma la voce è morbida e precisa.

E fu riamore.

Qui il video di "Come to Berlin" tratto dall'album "bm":

Questo, invece, è il video, molto pop, di "The Operator", tratto dall'album precedente e che mi fece perdere la testa per Barbara:




venerdì 13 gennaio 2012

Da Milano al Mekong, prossimamente

Niente musica stavolta (beh, magari una colonna sonora poi la infilerò) ma rapide impressioni su due antologie di racconti di fantascienza "vicina" da due autori italiani: Dario Tonani e Alberto Cola (in rigoroso ordine di lettura).

Fantascienza "vicina" in senso temporale, intendo, dato che Tonani spazia tra Milano e diverse urbanità in disfacimento che possono avere connotazioni universali e Cola ci spara una serie di racconti di stretta ambientazione estremo-orientale in un futuro che va quasi sempre tra l'imminente e il "non poi troppo in là".

Nell'antologia "Infected Files", non lasciano molto spazio all'ottimismo le atmosfere post-cyberpunk e steampunk di Dario Tonani anche se qualche idea di convivenza tra l'umanità e il post/para/pseudo-umano lo si riesce a trovare nei racconti ambientati nella Milano dei +toons.
Se i racconti milanesi mi sono sembrati più abbordabili, soprattutto perché ambientati nello stesso universo che avevo già conosciuto leggendo i suoi romanzi "Infect@" e "Toxic@", sono i racconti "Vangelo Freddo", "Mani d'inverno" e "Semenza" ad avermi più colpito per quel senso di umanità in ineluttabile disfacimento (sperando che quella di Tonani sia una scrittura, in qualche senso, scaramantica).

Quando Tonani ha letto il mio commento su facebook mi ha rimarcato che preferisce lasciare l'ottimismo a Mary Poppins perché la sua "tata ispiratrice è una tossica con la personalità dissociata e un ombrello rotto che cola pioggia sporca".
Ma, secondo me, anche a partire dalla pioggia sporca si potrebbe trarre un nuovo equilibrio. Punti di vista, naturalmente.

Alla lettura dei racconti di Tonani assocerei "Uni C" , un pezzo di Alva Noto tratto da Univrs (2011) :

Se l'umanità di Tonani appare soccombere al mutamento, i racconti dell'antologia "Mekong" di Alberto Cola vanno ad eplorare il momento in cui l'uomo (o post-tale) arriva al punto di rottura e sceglie di superarlo e, in un certo senso, di ripartire dall'accettazione del mutamento e di rinascere in esso.
L'ambientazione estremo-orientale è congeniale dal punto di vista narrativo e convincente (è evidente che Cola conosce bene e non improvvisa scenari) ma proprio per la forte impronta soggettiva le situazioni sono comunque trasponibili in contesti più vicini a noi, come si può notare nei suoi romanzi "Goliath" e "Lazarus" che hanno una collocazione meno fortemente geolocalizzata ma tengono fermo il punto dell'accettazione del mutamento ("Lazarus" addirittura parte da un punto di rottura, la "resurrezione" di Mishima, e il protagonista va ad esplorare la nuova esperienza fino a trarne le proprie conclusioni).

Per i racconti di Cola sceglerei come accompagnamento "No Return" dei God Is An Astronaut, tratta dall'album omonimo (2007):


Insomma, fatevi un favore e leggetevi entrambe le antologie:
Dario Tonani, "Infected Files"  (DelosBooks, Fantascienza.com n. 16/Mosaix; 2011)
Alberto Cola, "Mekong"  (DelosBooks, Fantascienza.com n. 17/Mosaix; 2011)

Buona lettura.

giovedì 5 gennaio 2012

Sunto scompensato del 2011

Sarò lungo.

Non riuscirei mai a fare una classifica ordinata di quello che è uscito nel 2011 ma posso almeno tirare le somme che, però, non sono mai definitive dato che gli ascolti, a volte, non si incastrano con gli umori e questo può dare adito a una sottovalutazione (o anche a una sopravvalutazione) dell’oggetto in esame.

Devo innanzitutto rilevare che i miei ascolti più assidui si riferiscono a materiale degli anni precedenti: la retropsichedelia dei Tame Impala (Innerspeaker, 2010), la neopsichedelia delle Warpaint (The Fool, 2010) e il pop/rock alternativo dei Metric (Fantasies, 2009). Non è strano, essendo io di lenta digestione, quindi è possibile che quest’anno riscopra materiale dello scorso anno che mi prenda il trip dell’ascolto “in loop”.

Ritorni
Ci sono sempre aspettative nei ritorni dei personaggi per cui nutri già dell’affetto. E, spesso, le aspettative vengono deluse. E’ il caso dei R.E.M. che, prima di sciogliersi, pubblicano una “compilation di inediti” (Collapse Into Now) che è una specie di testamento delle sonorità. Potrei liquidarlo come carino ma questo aggettivo non rende giustizia a quello che sono stati i R.E.M. Peccato & Amen.
Meglio si comportano i TV On The Radio che pubblicano un album (Nine Types of Light) che è assai smussato rispetto ai lavori precedenti ma che si lascia ascoltare comunque con piacere.
Si mantengono all’altezza i Mogwai (Hardcore Will Never Die, But You Will) anche se il meglio lo danno nel lungo pezzo del bonus disc. Lo stesso vale per Keren Ann (101), per i Sonic Youth (Simon Werner a disparu), per David Sylvian (Died in the Wool - Manafon Variations – magari variasse anche un po’ di più), per Bon Iver (Bon Iver),
Ancora meglio fanno i Radiohead (The King Of Limbs) che recuperano credibilità rispetto al noiosetto album precedente.
Ottimi, invece, i ritorni di Joan As Police Woman (The Deep Field) e Feist (Metals): entrambe le ragazze non solo non deludono ma dimostrano di essere poliedriche come sempre. Ottima anche Bjork (Biophilia) dopo la delusione del precedente.
Un cauto entusiasmo (mai esagerare) lo riservo al post-post-post-math-rock dei Battles (Gloss Drops), alla sempre più raffinata Cristina Donà (Torno a casa a piedi), ai sempre onirici Sigur Ros (Inni) e al folk-noise Thurston Moore (Demolished Thoughts).
Una menzione speciale alla compilation post-dark assemblata dai MGMT (serie LateNightTales).

Scoperte
Deluso dagli ascolti dalla troppo soul-piagnona Adele (21) e dal troppo dub-soul-piagnone James Blake (James Blake), ho trovato conforto nell’elettronica glitch di Alva Noto (Univrs), anche in compagnia di Sakamoto (Summvs) per l’immancabile commistione classicoelettronica e nell’elettronica indie dei Braids (Native Speaker).
Il mio debole, comunque, si sa che sono le cantantesse e, in questo campo, ho trovato soddisfazione nell'elettrodub di Emika (Emika) –altro che James Blake!-, nel pop alternativo di Lykke Li (Wounded Rhymes), di EMA (Past Life Martyred Saints) e di Thao & Mirah (Thao & Mirah), nelle atmosfere oscure di Zola Jesus (Conatus - la miglior uscita dell'anno, secondo me) e Mushy (Faded Heart).

Italia
Ho citato solo la Donà, ma trovo che Valentina Lupi (Atto terzo) possa arrivare alla sua altezza. Mi hanno colpito favorevolmente i Verdena (WOW), sono rimasti nelle mie grazie i Subsonica (Eden), continuo a reggere poco l’ascolto di Caparezza (Il sogno eretico) del quale, però, apprezzo i testi. Molto interessante la virata folk di Patrizia Laquidara e Hotel Rif (Il canto dell'Anguana).

Mancanze
Molte, considerando anche che ognuno segue i propri percorsi per cui ci si perde sempre tanta roba. Di grosso non ho ancora ascoltato Tom Waits (Bad As Me) e non ho ancora avuto il coraggio di ascoltare Peter Gabriel (New Blood, studio e live) il cui precedente album mi aveva deluso parecchio. Ah! E sono in attesa che Amazon mi spedisca Mylo Xyloto dei Coldplay (un ascolto che temo un po') e di Ceremonials di Florence + The Machine (questo, invece, promette bene).

Finito.

mercoledì 30 novembre 2011

Bob

Io non credo in dio. Tuttavia credo che la natura e le condizioni genomiche abbiano creato persone che vanno al di là dell'umana comprensione. O meglio, che vanno al di là della nostra consapevolezza. Una di queste persone è sicuramente Bob. Bob è qualcuno da recuperare. E' qualcuno di cui ci siamo dimenticati o che ci dimentichiamo troppo spesso. Assorti come siamo dalla quotidiana routine. Allora, se mi voglio riconciliare con me stesso, ritorno da Bob. O meglio, ritorno alla sua essenza, alla sua bellezza. Ritorno alla sua voce, a quello che scriveva e all'idea che ci lasciava. Ritorno alla purezza del gesto. Alla semplicità del tocco. Ecco. Questo è Bob. E questo è quello che voglio che esista per sempre. E che ognuno di noi possa vibrare trasportato dall sua personalità e dalla sua essenza.


E poi...


E non dimentichiamoci di questo... uno dei miei pezzi preferit in assoluto. Ancora mi fa urlare in macchina mentre guido. Libertà fittizia o senso di appartenenza? Per me è appartenenza totale...


Anche se questa è la versione più bella che esista...


Il resto... a quattr'occhi davanti ad una birra!!




domenica 20 novembre 2011

In dub(bio)

Se avete sentito e poco apprezzato lo scarnificato minimalismo soul retrovocoderizzato di James Blake...



... ma amate le atmosfere dub noir con forte derivazione portished-bristoliana, questa Emika potrebbe piacervi:


 Io preferisco lei. ;)

lunedì 31 ottobre 2011

Monumenti e modelli base

Smontiamo subito la definizione di musica commerciale.
La musica, quella che trovate disponibile alla vendita qualsiasi sia il supporto o il formato, è musica commerciale. La musica non commerciale è quella autoprodotta e distribuita liberamente nel 99% dei casi per farsi conoscere e poter trasformare lo stesso prodotto in musica commerciale.

When I was younger so much younger than today  c'era questa distinzione fasulla tra musica commerciale cattiva (ad esempio la disco) e musica buona "da ascoltare" (ad esempio il prog), distinzione che oggi pare comunque essere fortunatamente svanita e, per questo, penso si debba ringraziare la new-wave per avere raccolto nella sua vaga definizione praticamente di tutto.

Quello che non è sparito, purtroppo, è il vizio di commercializzare qualsiasi scaracchio musicale, fenomeno che ha le sue radici nel passaggio di formato da vinile a ottico.
Ricordate le varie siglette AAD, ADD, DDD per indicare registrazione, processo e prodotto analogico/digitale? Quanti album, usciti originariamente in vinile furono riproposti con un nuovo remix per cercare una migliore qualità? In qualche caso addirittura si aggiunsero strumenti e voci ottenendo quasi un prodotto nuovo (ad esempio "Tales of Mystery and Imagination - Edgar Allan Poe" degli Alan Parsons Project a cui si aggiunsero nuovi inserti di chitarra di Ian Bainson e la voce narrante di Orson Welles) provocando scompensi mentali a quanti poveri pirla avevano nella loro memoria il suono originale.

Poi venne di peggio: i greatest hits con le tracce inedite, i greatest hits con le tracce postume (solitamente scarti che, forse, erano stati scartati per qualche motivo ben preciso), le riedizioni con le bonus track, le riedizioni con le bonus track e il bonus disc remixato e, infine, si arriva al delirio delle edizioni attuali.

L'ultimo album di Bjork, "Biophilia", è un caso particolare in quanto nasce come progetto multimediale per iPhone, un grappolo di app su cui l'ascoltatore può intervenire per manipolare la musica. Idea molto interessante pur se limitata a quanti hanno un iPhone. E gli altri?
Gli altri, come me, si prendono il cd (sì, io ancora compro i cd fisici) e qua viene il bello. Il cd lo trovi, secondo il mercato a cui ti rivolgi, come "modello base" (10 tracce) o con la bonus track o con quattro bonus track e un secondo cd live e probabilmente altre versioni ancora.

Inciso: l'ultimo di Bjork mi ha riconciliato con lei dopo le esperienze di "Medulla", "Drawing Restraint 9" e "Volta" e nonostante abbia preso il "modello base".

 Per quanto riguarda il versante delle riedizioni, ora tocca alle discografie integrali: ai remix e alle bonus track si aggiungono completi repackaging con gadgets vari. Monumenti, più che prodotti musicali, che hanno il pregio di vendere ma, forse, il difetto di allontanare il consumatore dal momento più intimo dell'ascolto, quello che avviene ad occhi chiusi e mente aperta, quello che non necessita di alcun effetto speciale, bonus track, remix, gadget e repackaging.
Temo di essere all'antica ma, per me, di "The Dark Side Of The Moon" ce n'è solo uno e suona come suonava il vinile consumato che comprai nel lontano 1973. Ogni tentativo di renderlo migliore non funziona neanche impacchettandolo in un prisma (non ci hanno ancora pensato?).

Conclusioni? Nessuna, si tratta solo di considerazioni personali e, personalmente, penso che d'ora in poi mi limiterò ad acquistare solo i "modelli base" degli album scartando le versioni puramente "commerciali" del prodotto per non perdere il contatto con il contenuto, la musica.